LA CARNE.. e il suo piacere
C'era un tempo in cui la carne veniva considerata l'alimento energetico per eccellenza, adatta a nutrire guerrieri, i potenti che dalle armi e dalla forza fisica traevano legittimazione sociale.
La carne era considerata il cibo ideale per tutti e, a maggior ragione, per coloro che erano chiamati a governare e ad essere forti. Il consumo della carne e l'uso delle armi erano strettamente connessi e posti sullo stesso piano.
Una volta anche i poveri mangiavano la carne data l'abbondanza dei pascoli e selvaggina presente ovunque: ma quando iniziarono a sorgere nei vari principati e contee riserve e divieti di caccia e quindi quei territori furono riservati alle classi nobili, allora al popolo non rimase altro che sognarla e farla diventare ancora di più un "culto".
Nella quotidiana lotta contro la fame la carne rimase un miraggio al quale aspirare. Quello era il tempo in cui si diceva che i legumi erano "la carne dei poveri" con chiaro riferimento al contenuto energetico della carne.
La cultura monastica esaltava ancora di più il valore della carne, che assumeva per la gente comune il significato di piatto "principe". L'astenersi dal mangiarla aveva il significato di una "penitenza" e la cosa da cui ci si asteneva diveniva fonte di desiderio…"Il piacere della carne" era un concetto ben presente nella cultura e comprendeva tutto ciò che l'uomo poteva desiderare: la carne era fonte di vigore legata alla forza fisica e alla sensualità."Mangiar magro" "Mangiar grasso" erano momenti temporali in cui si dividevano i periodi dell'anno, erano una classificazione sociale e un modo di concepire l'alimentazione.
Sognata come simbolo di benessere e riscatto sociale, poi snobbata per le sue virtù proteiche, messa in discussione dai vegetariani, animalisti e dietologi o dietonomi…, oggi recupera in cucina tutta la sua grandezza: quando si parla di convivialità della tavola, del "piacere", la carne affiancata ad un buon bicchiere di vino, è sempre presente.
le
nostre carni